Venti di guerra

In questi ultimi anni siamo precipitati in conflitti che hanno avvicinato la guerra a casa nostra. Ucraina, Gaza, ora anche Iran, i conflitti si sono estesi sulla parte orientale dell’Europa e del medio oriente.

Ma cosa succede alle economie quando sorgono dei conflitti? Principalmente c’è un aumento dell’inflazione dovuta all’incremento del costo delle materie prime. Nello stesso momento dello scoppio di un conflitto ad aumentare oltre alle materie prime c’è il clima di sfiducia all’interno dei mercati e del commercio mondiale.

L’effetto domino

Viene a crearsi un effetto domino che colpisce prima i mercati più connessi con quelli dei paesi coinvolti nella guerra e successivamente i mercati più lontani. Di base è l’energia la materia prima più importante durante un conflitto, infatti è quella che spesso impenna vertiginosamente i suoi costi. Basti pensare che durante il 13 Giugno 2025, il petrolio quotato al WTI con consegna a Luglio veniva scambiato quasi all’8% in più, così come il Brent +8,5% e il Gas naturale,quotato ad Amsterdam, +5% del giorno precedente.

I timori di un’escalation hanno fatto tremare le borse d’Europa principalmente, poichè è l’agglomerato che più risentirebbe di un’impennata del prezzo dell’energia essendo grande importatrice di gas e petrolio.

I porti sicuri degli investitori in questi casi sono legati all’acquisto dell’oro che in un solo giorno è incrementato di quasi 1 punto percentuale, i titoli di stato sono un altro posto rifugio nei casi di incertezza dei mercati e come loro anche il dollaro.

Quale sarà il futuro dell’Italia con l’accentuarsi di questi conflitti?

L’italia, se il conflitto non terminerà in breve tempo, ipotesi abbastanza certa dicono gli analisti, subirà un aumento delle materie prime che porteranno ad un aumento strutturale dei prezzi di oltre 10 miliardi di euro nel 2025 per piccole e medie imprese.

Come abbiamo visto i titoli energetici saranno quelli con il maggior incremento, seguiti dai titoli della difesa, che meglio rispondono in questi momenti. Differenza fanno i titoli del lusso, sempre sensibili alle guerre e quelli dell’automotive più penalizzati visto il problema energetico che si verrà a creare.

Il futuro

Così come il 2022 ha insegnato, viviamo in una nazione e in un continente molto sensibile alle materie prime, proprio perchè non essendone un produttore di rilievo è costretto ad acquistare la maggior parte di esse dall’estero e sopratutto da oriente.

Il 2022 ci ha anche insegnato che ci sarà sicuramente una spirale inflattiva e che le conseguenze le vedremo sull’aumento dei prezzi di quasi tutti i prodotti.

I risparmiatori che hanno seguito le indicazioni dei propri consulenti, hanno già creato degli asset, magari utilizzando i mercati privati, capaci di prevenire questa tipologia di accadimenti per puntare ad ottenere i loro obiettivi.

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