L’economia del Natale

Il profumo di panettone artigianale delle pasticcerie, le luminarie che trasformano le vie del centro, i bip dei pos mentre utilizziamo la carta di credito per completare la lista dei regali. Il Natale non è solo la festa più attesa dell’anno, ma anche il periodo in cui l’economia globale si accende come un albero addobbato, alimentata da miliardi di euro, dollari e sterline che passano di mano in mano.

Ma cosa succede davvero nei portafogli principalmente degli europei e degli americani quando arriva dicembre? E perché i mercati finanziari sembrano danzare al ritmo di Jingle Bells?

La situazione italiana

Gli italiani, si sa, quando si tratta di Natale non badano a spese. Secondo le ultime rilevazioni di Confcommercio, ogni famiglia italiana spende mediamente tra i 1.600 e i 1.800 euro durante le festività natalizie. La suddivisione delle spese racconta molto di noi, circa 580 euro se ne vanno in regali, mentre quasi 900 euro finiscono sulla tavola tra cenone della Vigilia, pranzo di Natale e banchetto di Capodanno. I restanti 300-400 euro si disperdono tra addobbi, abbigliamento per le occasioni speciali e viaggi.

I settori che registrano il picco maggiore sono prevedibili ma non per questo meno impressionanti. L’abbigliamento e gli accessori vedono un incremento delle vendite del quaranta per cento rispetto alla media annuale. I giocattoli vivono il loro momento di gloria: oltre il 60% del fatturato annuale si concentra tra novembre e dicembre. L’elettronica di consumo, complice anche il Black Friday che ormai anticipa la corsa agli acquisti, registra incrementi del trenta per cento.

Ma c’è un dato che fotografa perfettamente la contraddizione italiana: mentre spendiamo cifre importanti per le feste, il tasso di risparmio delle famiglie italiane resta tra i più alti d’Europa, intorno al dodici per cento del reddito disponibile. Come se il Natale fosse l’unico momento dell’anno in cui ci permettiamo di allentare la morsa del controllo finanziario.

L’anima consumistica europea

Spostandoci oltre confine, scopriamo che ogni nazione europea celebra il Natale a modo suo, anche dal punto di vista economico. Nel Regno Unito, dove lo shopping natalizio è praticamente uno sport nazionale, le famiglie spendono in media 2.200 sterline, circa 2.600 euro. I britannici dedicano particolare attenzione ai regali, con una media di 550 sterline solo per i doni.

In Germania, patria dei mercatini di Natale, la spesa media si attesta intorno ai 2.000 euro a famiglia, ma con una distribuzione diversa: maggiore attenzione alle decorazioni e agli addobbi, meno focalizzazione sui regali singoli di grande valore. I francesi, invece, investono circa 1.900 euro, con una predilezione particolare per il settore enogastronomico, dove i prodotti di lusso vedono un picco di vendite impressionante.

A livello aggregato, la stagione natalizia muove nell’Unione Europea qualcosa come 300 miliardi di euro. Il retail fisico continua a dominare, nonostante la crescita dell’e-commerce, che ormai rappresenta circa il trenta per cento degli acquisti natalizi. Un dato interessante riguarda la tempistica: mentre in Italia la maggior parte degli acquisti si concentra nelle ultime due settimane prima di Natale, nei paesi nordici il picco si registra già a Novembre.

E l’america?

Se in Europa il Natale è una festa importante, negli Stati Uniti è praticamente una questione di identità nazionale. La famiglia americana media spende circa 1.500 dollari durante le festività, ma questo dato nasconde differenze enormi tra le diverse fasce di reddito, le famiglie appartenenti al quintile più alto possono arrivare a spendere oltre 3.000 dollari.

La stagione dello shopping natalizio americano inizia ufficialmente con il Thanksgiving Day (giorno del ringraziamento) e si estende fino al Cyber Monday, generando quello che gli economisti chiamano l’effetto quarto trimestre. Solo tra il Black Friday e il Cyber Monday, i consumatori americani spendono oltre 200 miliardi di dollari. L’intero periodo natalizio muove circa 900 miliardi di dollari, rappresentando quasi il venti per cento del fatturato annuale del retail.

I settori che beneficiano maggiormente sono l’elettronica di consumo, che da sola cattura circa il 25% della spesa totale, seguita dall’abbigliamento e dai giocattoli. Ma c’è un fenomeno tutto americano che merita attenzione: l’uso massiccio del credito al consumo. Durante il periodo natalizio, il debito medio delle carte di credito aumenta di circa il quindici per cento, un incremento che molte famiglie impiegano mesi a smaltire.

I settori che brillano sotto l’albero

Al di là delle differenze geografiche, alcuni settori attraversano l’oceano e i confini nazionali beneficiando universalmente del periodo natalizio. Il lusso vive una stagione d’oro: i marchi più importanti registrano nel quarto trimestre tra il 30 e il 40% del fattuato annuale. Non è un caso che le boutique di via Montenapoleone o di Rue Saint-Honoré siano affollate come metropolitane nell’ora di punta.

La logistica e i trasporti vivono il loro momento di massimo stress e massimo profitto, Amazon, DHL, UPS e FedEx assumono migliaia di lavoratori stagionali e vedono i loro ricavi schizzare alle stelle. Quest’anno, per esempio, Amazon Usa ha assunto oltre 250.000 persone solo per gestire il picco natalizio.

Il settore alimentare, spesso sottovalutato nelle analisi finanziarie, genera profitti straordinari. Le vendite di panettoni, champagne, salmone, caviale e prodotti di alta gamma alimentare crescono in modo esponenziale. In Italia, solo il mercato del panettone vale circa 700 milioni di euro, con vendite concentrate quasi esclusivamente tra Novembre e Dicembre.

Anche il settore dei viaggi e dell’ospitalità registra il tutto esaurito, gli aeroporti vedono transitare milioni di persone che tornano a casa per le feste o partono per le vacanze invernali. Le compagnie aeree applicano tariffe maggiorate che spesso raddoppiano rispetto ai periodi normali, e i consumatori pagano senza battere ciglio.

Il rally di Natale: tra psicologia e fondamentali

Ed eccoci al cuore della questione finanziaria, il cosiddetto rally di Natale sui mercati finanziari è uno dei fenomeni più studiati e dibattuti della finanza. Storicamente, l’ultima settimana di Dicembre e le prime due di gennaio vedono i mercati performare meglio della media annuale. Negli ultimi cinquant’anni, l’S&P 500 ha registrato rendimenti positivi in questo periodo nel 75% dei casi.

Le spiegazioni sono molteplici e si intrecciano: una delle abitudini principali è il ribilanciamento fiscale, con investitori che vendono posizioni in perdita per compensare le plusvalenze e poi riacquistano a gennaio.

Ma è l’economia reale a fornire il carburante più potente, quando i consumatori spendono 300 miliardi in Europa e 900 miliardi negli Stati Uniti, quei soldi non spariscono nel nulla, finiscono nei bilanci delle aziende, si trasformano in utili, alimentano le previsioni di crescita per l’anno successivo. I dati sulle vendite al dettaglio che escono a gennaio diventano il termometro della salute economica.

Quest’anno, però, il quadro è più complesso, l’inflazione, pur in rallentamento, continua a mordere i redditi reali delle famiglie. I tassi di interesse restano su livelli che penalizzano i consumi finanziati a credito. In America, il costo del debito delle carte di credito supera ormai il 20% annuo, un livello che dovrebbe far riflettere chi pensa di finanziare i regali di Natale con il credito revolving.

Le ombre dietro le luci di natale

Mentre i mercati festeggiano e i consumi brillano, c’è qualcosa che stride. Le famiglie italiane che spendono 1.800 euro a Natale sono le stesse che faticano ad accantonare risorse per la pensione integrativa, gli americani che accumulano debiti per comprare l’ultimo iPhone sono gli stessi che non hanno un fondo di emergenza.

Il Natale svela un paradosso del nostro tempo: siamo bravissimi a consumare nel presente, terribili a pianificare per il futuro. Le stesse persone che non battono ciglio di fronte a una spesa di 200 euro per un regalo, esitano davanti all’idea di versare 100 euro al mese in un piano di accumulo o in un fondo pensione.

Dal punto di vista della gestione patrimoniale, il periodo natalizio rappresenta un momento critico. È il momento in cui le tentazioni consumistiche raggiungono il picco, ma anche l’occasione per riflettere sulla propria strategia finanziaria complessiva. Quei 1.800 euro spesi mediamente a Natale, investiti annualmente per trent’anni con un rendimento medio del 4%, si trasformerebbero in oltre 100.000 euro. Non sto suggerendo di cancellare il Natale, ma di essere consapevoli del costo opportunità delle nostre scelte.

Guardare avanti senza spegnere le luci

L’economia del Natale è lo specchio della nostra società: generosa, contraddittoria, orientata al presente. I 1.200 miliardi di euro che globalmente vengono spesi durante le festività rappresentano una forza economica straordinaria, capace di sostenere interi settori e di alimentare la crescita nel trimestre più importante dell’anno.

Ma mentre brindiamo alla mezzanotte del 31 Dicembre, vale la pena porsi qualche domanda. Stiamo costruendo una prosperità duratura o stiamo semplicemente alimentando un ciclo di consumo e debito? Le nostre scelte natalizie riflettono i nostri valori reali o sono il frutto di pressioni sociali e marketing aggressivo?

Quello che resta, oltre ai ricordi e ai regali scartati, dovrebbe essere una maggiore consapevolezza del rapporto tra consumo presente e benessere futuro. Perché la vera magia del Natale non sta in quanto spendiamo, ma in quanto consapevolmente scegliamo di investire nella nostra serenità di lungo periodo.

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