L’astuzia che vince sulla forza

La lezione che molti crypto investitori hanno imparato sulla propria pelle è quella di non mettersi contro una forza più grande di loro. Dal prossimo anno, con la legge di bilancio 2025, lo stato Italiano ha previsto una tassazione maggiore per le plusvalenze derivanti da investimenti legati al mondo crypto

Mi viene in mente una storia che raccontavano i commercianti di tessuti vissuti negli anni del dopoguerra. Quando le tasse sui beni di lusso divennero insostenibili, non si smise di vendere seta, ma si iniziò semplicemente a venderla come cotone pregiato. La sostanza rimaneva la stessa, ma la forma aggirava le regole.

Oggi, mentre il legislatore affila le sue percentuali – quel 33% che suona come una sentenza definitiva – c’è chi ha riscoperto l’arte antica del pensiero laterale. Perché investire direttamente in Bitcoin o Crypto quando si può investire in un fondo che, tra le sue pieghe, custodisce la stessa promessa digitale?

La metamorfosi del capitale

I fondi tematici dedicati alla blockchain rappresentano qualcosa di più di una semplice strategia di ottimizzazione fiscale. Sono l’evoluzione naturale di un ecosistema che ha imparato a camminare, al loro interno convivono azioni di aziende che respirano crypto – da MicroStrategy a Coinbase, da Nvidia ai pionieri del mining – insieme a investimenti diretti nelle criptovalute stesse.

È come osservare un prisma: la stessa luce, rifratta attraverso angolazioni diverse, produce colori che l’occhio nudo non saprebbe distinguere. Un fondo rimane un fondo, tassato al 26%, indipendentemente da cosa contenga nel suo ventre digitale.

Il paradosso della forma

Le criptovalute sono nate per scardinare il sistema finanziario tradizionale, eppure trovano la loro salvezza proprio nell’abbraccio di quello stesso sistema che volevano fuggire. Penso spesso a questa contraddizione quando osservo i mercati. È come se la storia finanziaria fosse una spirale: crediamo di andare avanti, ma in realtà torniamo sempre agli stessi punti, solo a un livello diverso. Le criptovalute si nascondono nei fondi come una volta l’oro si nascondeva nei lingotti, cambia la forma ma la sostanza rimane immutata.

Chi sceglie questa strada non sta rinunciando alla rivoluzione crypto, sta semplicemente imparando a ballare con il sistema invece che contro di esso. I fondi offrono qualcosa che l’investimento diretto non può garantire: la diversificazione dell’esposizione e la professionalità nella gestione. Quando investi in Crypto stai investendo su una singola valuta; quando investi in un fondo blockchain stai investendo su un intero ecosistema, praticamente la differenza tra puntare su un cavallo e comprare l’ippodromo.

Il futuro ha sempre ragione

Mentre scrivo queste righe, immagino i puristi delle crypto che storceranno il naso davanti a questa “contaminazione” del loro ideale. Ma la purezza, in finanza come in natura, è spesso sinonimo di fragilità. La forza sta nell’adattamento, nella capacità di evolvere mantenendo intatta l’essenza. I fondi crypto non sono il tradimento della rivoluzione digitale, sono la sua maturità, sono il modo in cui un’idea geniale impara a sopravvivere in un mondo che non è stato disegnato per accoglierla. E forse, alla fine, questa è la rivoluzione più importante di tutte: cambiare il sistema dall’interno, poco alla volta…

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