La Legge 162/2024, da poco pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, non è un normale provvedimento normativo, rappresenta un’importante scelta nel modo di concepire e sostenere l’innovazione nel nostro Paese, aprendo scenari inediti per gli investitori privati.
Immaginiamo un imprenditore o un professionista che decide di investire in una startup innovativa, fino a ieri, il beneficio fiscale poteva risultare limitato dalla propria capacità contributiva. Oggi, grazie alla nuova normativa, pare che questo vincolo venga superato attraverso un meccanismo illuminato: la detrazione del 50% dell’investimento, se superiore all’imposta dovuta, si trasforma in un credito d’imposta utilizzabile negli anni successivi. In termini pratici, su un investimento di 100.000 euro, il beneficio di 50.000 euro è garantito indipendentemente dal reddito dell’investitore, sicuramente un grande passo avanti del nostro legislatore per dare maggiore impulso agli investimenti in startup e pmi innovative.
Il vero cambio di paradigma si manifesta nell’approccio sistemico al sostegno dell’innovazione. Pensiamo ai fondi di investimento specializzati (OICR) che investono in startup: i loro rendimenti godranno di un’esenzione fiscale totale, a condizione che l’investimento sia mantenuto per almeno tre anni. È come se il legislatore premiasse non solo il coraggio di investire nell’innovazione, ma anche la pazienza di accompagnare le imprese nel loro percorso di crescita.
Il raddoppio della capacità patrimoniale delle Società di Investimento Semplice (SIS) da 25 a 50 milioni rappresenta poi un’opportunità straordinaria per gli investitori istituzionali. Questo significherebbe, si spera, maggiori risorse per le startup, ma anche maggiori opportunità di diversificazione per chi investe.
Inoltre c’è da sottolineare che i benefici per l’investitore italiano si articolano su più livelli:
La dimensione fiscale diventa uno strumento di pianificazione finanziaria di lungo periodo, non più un mero vantaggio immediato. La possibilità di compensare il credito d’imposta negli anni successivi permette una gestione più flessibile del proprio patrimonio.
L’accesso a un mercato dell’innovazione più maturo e strutturato, dove la selezione delle imprese segue criteri qualitativi rigorosi, riducendo il rischio dell’investimento pur mantenendone il potenziale di rendimento.
La creazione di un ecosistema virtuoso dove pubblico e privato collaborano in modo sinergico, generando opportunità di crescita sostenibile per l’intero sistema Paese.
In questa prospettiva, l’investimento in startup non è una scelta di diversificazione patrimoniale, ma diventa finalmente, uno strumento di partecipazione attiva alla trasformazione economica del Paese. Un’opportunità che coniuga il legittimo interesse personale con una visione più ampia di progresso collettivo.
Dopo oltre 10 anni nei quali, in Italia, si è sempre parlato di startup e pmi innovative, di contributi alla crescita di questo ecosistema che potrebbe fare davvero le fortune della nostra nazione, finalmente uno spiraglio si inizia a intravedere. La sfida ora è culturale prima ancora che economica: comprendere che l’innovazione non è un settore di nicchia, ma il motore di una nuova economia più dinamica, inclusiva e sostenibile.
Per gli investitori italiani, è il momento di essere protagonisti di questo cambiamento, è giusto inserire nei propri asset una percentuale di investimenti in questo settore, con la consapevolezza che sostenere l’innovazione oggi significa costruire il benessere di domani.
E tu come investitore cosa pensi del mondo delle startup e pmi innovative? Hai già fatto investimenti in questo mondo? Sei a conoscenza dei benefici fiscali diretti e indiretti che potresti avere investendo una parte dei tuoi risparmi in aziende o in fondi legati al mondo dell’innovazione? Puoi contattarmi qui, sarò lieto di darti una risposta e il mio supporto.
