Nell’articolo di oggi voglio parlare di uno strumento che è conosciuto da molti e che spesso genera diversi dibattiti tra gli addetti ai lavori per il suo utilizzo: la Holding. L’istituto della Holding è un autentico paradigma di conservazione e valorizzazione transgenerazionale del patrimonio e non un mero involucro societario. Un’architettura giuridico-finanziaria che, nell’era dell’incertezza sistemica, si erge quale baluardo contro la dispersione di quanto edificato attraverso decenni di impegno di una famiglia di professionisti o imprenditori.
Viviamo in un contesto economico caratterizzato da turbolenze endemiche, proprio per questo motivo, le strutture patrimoniali, necessitano di un’architettura robusta, capace di resistere alle oscillazioni imprevedibili dei mercati finanziari.
Esistono molteplici declinazioni attraverso cui la struttura societaria della Holding può essere plasmata al servizio dell’imprenditore o del professionista che necessiti, primariamente, di erigere baluardi a protezione del proprio patrimonio. Questa configurazione giuridico-economica si rivela strumento di straordinaria versatilità: cassaforte patrimoniale nel delicato momento del passaggio generazionale, architettura efficiente per il controllo di partecipazioni in altre entità imprenditoriali del medesimo soggetto, veicolo sofisticato per l’investimento diretto in realtà aziendali terze, configurandosi come autentica attività imprenditoriale di partecipazioni industriali.
È precisamente su quest’ultima dimensione che intendo soffermare l’analisi, focalizzando l’attenzione su quello che rappresenta forse il più emblematico esempio italiano di holding partecipativa: la Tamburi Investment Partners, universalmente nota nel firmamento finanziario come TIP, società quotata con merito nel listino principale della Borsa di Milano.
Giovanni Tamburi: il Warren Buffett italiano
L’emblema di questa visione strategica è incarnato dalla figura di Giovanni Tamburi, autentico maestro dell’arte della finanza paziente. Romano di nascita, laureato in Economia e Commercio alla Sapienza, Tamburi ha iniziato la sua ascesa professionale alla Somea SpA, per poi transitare in Enel e approdare al Gruppo Bastogi nel 1980, storica finanziaria di partecipazione protagonista delle più accese battaglie di Piazza Affari negli anni Settanta e Ottanta.
La sua formazione prosegue al Gruppo Euromobiliare, dove diviene Amministratore Delegato di Banca Euromobiliare e Direttore Generale di Euromobiliare Montagu. È nel 1992 che il percorso di Tamburi assume contorni distintivi con la fondazione di Tamburi & Associati SpA, società specializzata nell’assistenza in operazioni di finanza straordinaria, che nel 2007 verrà fusa per incorporazione in Tamburi Investment Partners (TIP).
Ciò che rende Tamburi una figura anomala nel panorama finanziario italiano è la sua filosofia d’investimento, caratterizzata da orizzonti temporali estesi (7-10 anni) e dalla predilezione per società con fondamenta solide – caratteristiche che gli hanno valso l’appellativo di Warren Buffett italiano. Unico merchant banker romano di rilevanza nazionale, ha accompagnato alla quotazione in Borsa numerose aziende, tra cui la Moncler di Remo Ruffini, trasformandola da marchio in declino a caso emblematico di successo imprenditoriale e finanziario.
La TIP vanta tra i propri azionisti un centinaio delle più prestigiose famiglie imprenditoriali italiane e detiene partecipazioni strategiche in realtà di eccellenza quali Ferrari, Amplifon, Interpump Group, Azimut Benetti, OVS, Prysmian e Stellantis.
Un paradigma di holding creativa con visione di lungo periodo
La filosofia d’investimento di TIP rappresenta un modello esemplare di holding attiva, non mero contenitore di partecipazioni, ma entità dinamica che interviene nella vita delle società partecipate con una visione strategica di lungo termine. Tamburi ha dimostrato come il modello della holding possa evolvere a piattaforma d’investimento condivisa, senza smarrire la propria essenza di veicolo per la creazione di valore duraturo.
Il caso Moncler è emblematico di questo approccio: quando Tamburi è entrato nell’azionariato, il marchio era pressoché dimenticato; oggi rappresenta uno dei maggiori successi del made in Italy nel mondo. Analogamente significativo è il caso di Interpump, azienda della provincia di Reggio Emilia che, grazie anche al supporto di TIP, è divenuta leader mondiale nella produzione di pompe idrauliche.
Negli ultimi anni, con straordinaria lungimiranza, Tamburi ha esteso il proprio raggio d’azione al mondo dell’innovazione digitale, nel 2015 TIP ha stretto un accordo strategico con Digital Magics (incubatore di startup quotato all’AIM Italia) e Talent Garden per realizzare un hub dell’innovazione. Nel 2017 ha costituito StarTIP, veicolo dedicato alle partecipazioni in startup e società operanti nel digitale, con una dotazione fino a 100 milioni di euro.
La visione di Tamburi sul digitale è lucidamente esplicitata in una sua dichiarazione: “La rivoluzione digitale ha fatto emergere un fenomeno: i profitti in tutto il mondo stanno scendendo. Noi cerchiamo di capire, a nostro parere, la differenza tra il costo di un prodotto e il prezzo di vendita la fa l’innovatività”.
Questa intuizione si è concretizzata nel 2019 con un investimento di 44 milioni di euro in Talent Garden, uno dei più rilevanti fundraising mai realizzati nel nostro Paese da investitori italiani.
La holding attiva da vicino
Ispirandosi al modello Tamburi, esaminiamo come la holding possa rappresentare una soluzione organica alle sfide quotidiane che affronta l’imprenditore o il professionista.
Per ogni individuo, la holding costituisce innanzitutto uno scudo patrimoniale, collocando gli investimenti – immobiliari, mobiliari, partecipativi – all’interno di una struttura societaria, si ottiene una separazione netta tra patrimonio personale e patrimonio d’investimento, proteggendo il primo dai rischi legati alle attività del secondo.
Per la famiglia, la holding assume una dimensione ulteriore, divenendo il nucleo della governance del sistema economico familiare. Attraverso tale struttura, si può:
Mantenere il controllo unitario delle partecipazioni nelle diverse società operative, scongiurando la frammentazione del potere decisionale;
Ottimizzare il profilo fiscale mediante il regime della participation exemption, che consente, a determinate condizioni, di non assoggettare a tassazione le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni;
Pianificare con lungimiranza il passaggio generazionale, distribuendo progressivamente le quote della holding tra gli eredi, preservando al contempo l’unità decisionale;
Schermare il patrimonio familiare da potenziali aggressioni esterne, siano esse creditorie o di altra natura.
La governance come architettura della continuità
Il valore aggiunto della holding risiede nella possibilità di implementare una governance strutturata, che sopravviva al fondatore e garantisca la continuità aziendale anche in sua assenza.
Questa governance può assumere configurazioni differenziate:
Un consiglio di amministrazione composto sia da membri della famiglia che da professionisti esterni, portatori di competenze complementari e visioni oggettive;
Un advisory board formato da esperti in ambiti diversificati (finanziario, legale, strategico) a supporto delle decisioni del CdA;
Comitati tecnici specializzati (investimenti, remunerazioni, nomine) che assicurino processi decisionali trasparenti e meritocratici;
Un family council che gestisca le dinamiche tra famiglia e impresa, definendo criteri oggettivi per l’ingresso dei familiari nelle società operative e prevenendo potenziali conflitti.
Il futuro delle holding nell’era digitale
Seguendo l’esempio di Tamburi, le holding del futuro dovranno necessariamente confrontarsi con la rivoluzione digitale, integrando nelle proprie strategie la dimensione dell’innovazione. Come TIP ha compreso con l’investimento in Talent Garden, il valore aggiunto del futuro risiederà sempre più nella capacità di coniugare tradizione ed innovazione.
L’autentica eredità che una grande famiglia lascia ai propri eredi non è soltanto un patrimonio quantificabile, ma una visione e gli strumenti per attualizzarla. La holding incarna precisamente questo: non mero contenitore di ricchezza, ma bussola per orientarsi nel mare incerto del futuro economico.
Come insegna l’esperienza di Giovanni Tamburi, la vera ricchezza si costruisce nella pazienza dell’investimento, nella visione di lungo periodo, nella capacità di vedere potenzialità dove altri scorgono solo declino.
La holding in questo modo, non diviene un semplice strumento di conservazione del patrimonio, ma autentico moltiplicatore di valore attraverso le generazioni.
E tu hai mai parlato con i tuoi consulenti di questo strumento? Ti piacerebbe capire se poterlo utilizzare ma non sai da dove partire? Puoi contattarmi qui, sarò lieto di darti il mio supporto.
