La dinastia mancata: il caso Gucci

La storia della famiglia Gucci rappresenta uno dei più emblematici casi di studio sul passaggio generazionale nel lusso italiano. Una vicenda che ci insegna come la mancata pianificazione della successione aziendale possa trasformare un impero del lusso in una preda appetibile per gruppi stranieri.

Nel cuore di Firenze, nel 1921, Guccio Gucci fondò quella che sarebbe diventata una delle maison più prestigiose al mondo. La visione imprenditoriale del fondatore trasformò un piccolo negozio di pelletteria in un simbolo dell’eleganza italiana, ancora oggi un brand molto forte e di super tendenza.

La storia di Gucci è come un romanzo di Shakespeare ambientato nel mondo della moda: ricca di personaggi memorabili, intrighi familiari e, purtroppo, di un finale che lascia l’amaro in bocca a chi crede nel valore del Made in Italy. È la storia di come le passioni umane, quando non governate dalla ragione e dalla pianificazione, possono disgregare anche l’impero più solido.

Il primo passaggio generazionale, agli inizi degli anni ’50, vide la spartizione del business tra i quattro figli maschi di Guccio: Aldo, Vasco, Ugo e Rodolfo. Questa frammentazione, apparentemente equa, nascondeva i semi della discordia futura, infatti l’assenza di una governance chiara e di regole precise per la gestione del potere decisionale creò tensioni che si acuirono nel tempo.

La vera crisi esplose nella terza generazione con Maurizio Gucci, figlio di Rodolfo, egli infatti si trovò al centro di una battaglia familiare che culminò con la vendita delle sue quote a Investcorp nel 1993. Un triste epilogo che si concluse con il suo assassinio nel 1995, orchestrato dall’ex moglie Patrizia Reggiani (ma questa è un’altra storia).

Ci sono stati una serie di gravi errori che hanno portato alla perdita del controllo familiare, per citarne alcuni:

L’assenza di un patto di famiglia strutturato che definisse chiaramente ruoli, responsabilità e meccanismi di successione;

La mancata separazione tra gestione familiare e gestione aziendale, che ha portato a confondere gli interessi personali con quelli dell’impresa;

L’incapacità di creare un family office che gestisse professionalmente il patrimonio e mediasse i conflitti familiari;

La sottovalutazione dell’importanza di manager esterni qualificati che potessero portare competenze complementari a quelle della famiglia.

Questi sono alcuni dei problemi che hanno affrontato prima i fratelli e poi Maurizio Gucci con suo zio, questi problemi li affrontano quotidianamente gli imprenditori italiani con molti dei loro familiari. Circa l’80% delle impresere italiane oggi è controllato da una famiglia e queste sono necessità che si stanno palesando già da tempo e che andrebbero risolte il prima possibile.

Oggi Gucci fa parte del gruppo Kering, guidato da François-Henri Pinault, che nel 1999 ha acquisito il controllo del brand per 3 miliardi di dollari. Sotto la gestione francese, il marchio ha vissuto una rinascita straordinaria, raggiungendo nel 2022 un fatturato di oltre 10 miliardi di euro.

Ma quali sono gli insegnamenti che ci portiamo dalla vicenda Gucci?

Il caso Gucci ci insegna che il passaggio generazionale non è solo una questione di quote societarie, ma un processo complesso che richiede visione, pianificazione e spesso il supporto di professionisti qualificati.

La pianificazione del passaggio generazionale deve iniziare presto, idealmente quando l’azienda è ancora in fase di crescita e il fondatore può guidare attivamente il processo, fondamentale risulta strutturare un piano che includa un sistema di governance chiaro che separi gli interessi familiari da quelli aziendali. Inoltre deve avvenire la formazione della generazione successiva, con percorsi di crescita sia interni che esterni all’azienda. Deve essere previsto sicuramente l’inserimento graduale di manager professionisti esterni e la creazione di strutture di gestione patrimoniale dedicate come family office o holding di famiglia. Questi argomenti devono essere valutati dagli imprenditori insieme ai loro consulenti legali e finanziari, per valutare anche la necessità di ulteriori strumenti giuridici appropriati come trust o patti di famiglia per proteggere il patrimonio.

Per le famiglie imprenditoriali italiane, proteggere il proprio patrimonio significa anche preservare l’identità e i valori che hanno reso grandi i nostri marchi nel mondo, non possiamo permetterci di perdere altri gioielli del Made in Italy per mancanza di pianificazione.

In fondo, la vera eredità non è fatta solo di cifre in un bilancio o di quote azionarie in una cassaforte. È qualcosa di più profondo, più duraturo: è la capacità di trasformare un sogno in realtà, generazione dopo generazione.

E tu hai già valutato cosa fare? Hai pensato come sistemare i tuoi figli e la tua famiglia per concedergli un futuro sereno senza conflitti? Se non lo hai fatto, puoi contattarmi qui, sarò lieto di darti il mio supporto.

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