Il fenomeno dell’Overturism

Durante questa estate che volge al termine, si è spesso sentito parlare sui media e social di Overturism, o turismo eccessivo. Questa neologismo si riferisce a una situazione in cui una destinazione turistica attrae un numero di visitatori superiore alla sua capacità di accoglienza sostenibile. Questo fenomeno, intensificatosi negli ultimi decenni, ha radici nella globalizzazione, nell’aumento del reddito disponibile nelle economie emergenti e nella diffusione delle piattaforme di sharing economy nel settore dell’ospitalità.

Lo scenario attuale

Nel 2024, l’Overturism ha raggiunto livelli critici in numerose destinazioni globali, presentando sfide senza precedenti per le economie locali e le comunità residenti, prendiamo in analisi alcuni punti dello scenario attuale:

Ripresa post-pandemia e boom turistico: l’incremento del 30% degli arrivi turistici rispetto al 2019 in molte città europee, La domanda turistica repressa ha generato un’impennata dei viaggi, con picchi di affluenza che superano del 50% i livelli pre-pandemia in alcune destinazioni popolari vedi per esempio Venezia, Barcellona, Amsterdam.

Pressione sulle infrastrutture urbane: c’è stato un aumento del 40% nell’utilizzo dei trasporti pubblici nelle aree centrali durante l’alta stagione e una crescita del 25% nella produzione di rifiuti nelle zone turistiche, mettendo a dura prova i sistemi di gestione ambientale.

Impatto sul mercato immobiliare: con l’Aumento del 25% dei prezzi degli affitti a breve termine nelle aree centrali delle città più visitate si è creata una distorsione nel mercato tutta a discapito di chi in quelle città deve viverci per lavoro, infatti c’è stata una riduzione del 15% nell’offerta di alloggi a lungo termine per i residenti nelle zone ad alta intensità turistica.

Congestione e qualità della vita: molte città hanno subito un aumento del 35% dei tempi di percorrenza per i residenti nelle aree ad alta affluenza turistica e un incremento del 30% delle lamentele dei residenti riguardo al rumore e al disturbo della quiete pubblica.

Impatto ambientale: le emissioni di CO2 legate al turismo nelle città più visitate sono aumentate del 20% con un deterioramento accelerato del 15% dei siti storici e culturali dovuto all’eccessiva affluenza.

Tensioni sociali e culturali: le manifestazioni e proteste anti-turistiche in città come Barcellona, Venezia e Amsterdam sono aumentate del 40% e si è notata un’erosione del 10% annuo dell’autenticità culturale percepita dai residenti nelle aree ad alta intensità turistica.

Disparità economiche: per i residenti nelle aree turistiche c’è stato un aumento del 18% del costo della vita, non accompagnato da un equivalente incremento dei salari locali, oltre a registrarsi una crescita del 30% del divario di reddito tra lavoratori del settore turistico e altri settori dell’economia locale.

Innovazioni tecnologiche e nuove sfide: vi è stata una diffusione del 60% nell’uso di piattaforme di prenotazione online, che ha portato a una concentrazione ancora maggiore dei flussi turistici in determinate aree. Inoltre, altro fatto importante, un aumento del 50% nell’utilizzo di servizi di mobilità condivisa, creando nuove sfide per la regolamentazione urbana.

Questo scenario complesso richiede interventi mirati e strategie innovative per bilanciare i benefici economici del turismo con la sostenibilità sociale e ambientale delle destinazioni.

Prospettive di soluzione

Per affrontare efficacemente l’Overturism, è necessario un approccio multidimensionale, ma cosa vuol dire? Lo analizziamo in 5 fasi:

1) Regolamentazione degli affitti a breve termine: questa soluzione mira a limitare la conversione di alloggi residenziali in strutture turistiche, preservando il tessuto sociale dei quartieri.

Implementazione: Introduzione di licenze limitate per gli affitti a breve termine, con un tetto massimo di giorni all’anno (es. 60-90) per l’affitto turistico di abitazioni private.

Impatto economico: Potenziale riduzione del 15-20% delle entrate da affitti a breve termine, compensata da una stabilizzazione del mercato immobiliare residenziale.

Caso studio: Amsterdam ha implementato un limite di 30 giorni all’anno per gli affitti su piattaforme come Airbnb, risultando in una riduzione del 70% degli annunci illegali e un aumento del 5% nell’offerta di alloggi a lungo termine.

2) Gestione dei flussi turistici: questa strategia mira a distribuire i visitatori nel tempo e nello spazio, riducendo la congestione nei punti di maggiore interesse.

Implementazione: Sviluppo di sistemi di prenotazione online obbligatori per le attrazioni principali, con quote giornaliere e fasce orarie.

Tecnologia: Utilizzo di big data e AI per prevedere e gestire i flussi turistici in tempo reale.

Impatto economico: Potenziale riduzione del 10% nei picchi di affluenza, con una distribuzione più uniforme delle entrate turistiche durante l’anno.

Esempio: Il sistema di prenotazione implementato per l’accesso a Machu Picchu ha ridotto del 30% il sovraffollamento nei periodi di punta.

3) Diversificazione dell’offerta turistica: questa soluzione punta a decongestionare le aree più visitate promuovendo attrazioni alternative.

Strategie: Sviluppo di itinerari tematici in aree meno conosciute, promozione di esperienze culturali autentiche nei quartieri periferici.

Investimenti: Allocazione del 5-10% del budget turistico per lo sviluppo di nuove attrazioni e infrastrutture in aree sottoutilizzate.

Impatto economico: Potenziale aumento del 15-20% della spesa turistica in aree precedentemente trascurate.

Caso di successo: Lisbona ha promosso con successo i quartieri di Marvila e Beato come hub culturali alternativi, registrando un aumento del 40% delle visite in queste aree negli ultimi due anni.

4) Tassazione turistica mirata: questa misura mira a generare risorse per mitigare gli impatti negativi del turismo sulla comunità locale.

Implementazione: Introduzione di una tassa di soggiorno progressiva basata sulla durata del soggiorno e sulla stagionalità.

Allocazione delle risorse: Destinazione del 70% dei proventi a progetti di miglioramento urbano e servizi per i residenti.

Impatto economico: Potenziale generazione di entrate aggiuntive pari al 2-3% del PIL turistico locale.

Esempio concreto: Venezia ha introdotto una tassa d’ingresso per i visitatori giornalieri, prevedendo di raccogliere 30 milioni di euro all’anno da reinvestire nella manutenzione urbana.

5) Pianificazione urbana sostenibile: questa strategia mira a integrare il turismo nello sviluppo urbano a lungo termine.

Approccio: Sviluppo di piani regolatori che bilancino le esigenze di residenti e turisti, con quote minime di alloggi a prezzi accessibili nelle aree centrali.

Investimenti in infrastrutture: Allocazione del 15-20% del budget comunale per migliorare i trasporti pubblici e le aree verdi.

Impatto economico: Potenziale riduzione del 10-15% dei costi di congestione urbana nel lungo periodo.

Caso studio: Barcellona ha implementato un piano di “superblocchi” per ridurre il traffico e creare spazi pubblici, con un aumento del 30% dell’uso pedonale in queste aree.

Sebbene il turismo per molte città e regioni italiane sia una vera e propria ancora di salvezza, perché permette loro di mantenere a galla il proprio prodotto interno , è anche vero che in alcuni casi, esso diventi la parte peggiore della medaglia. Se non controllato, il turismo eccessivo può portare a gravi problemi sociali, di organizzazione della vita cittadina e aumento della pressione sulle strutture pubbliche e private.  L’implementazione efficace di queste soluzioni, si spera possa portare a un modello di turismo più sostenibile, con benefici sia per l’economia locale che per la qualità della vita dei residenti.

Il successo dipenderà dalla collaborazione tra autorità locali, operatori turistici e comunità. Mentre i costi iniziali di implementazione possono essere importanti, i benefici a lungo termine in termini di sostenibilità economica, sociale e ambientale supereranno ampiamente gli investimenti.

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