Quando si parla di economia e finanza , bisogna speigare che il mondo è caratterizzato dai cicli economici, questi sono definiti da un’alternanza di fasi di intensità economica che si manifestano in successione: crisi, depressione, ripresa ed espansione. La teoria del ciclo economico è stata introdotta da uno dei padri dell’economia Keynes e rivista negli anni 70 e 80 principalmente da Robert Lucas Jr, Edward Prescott e Finn Kydland.
L’economia europea ha attraversato un periodo di turbolenze senza precedenti negli ultimi quattro anni, ridefinendo il concetto stesso di ciclo economico. Questa analisi dettagliata esamina le fasi dal 2020 al 2024, offrendo uno sguardo approfondito sulle dinamiche che hanno plasmato e continuano a influenzare l’economia del continente, con particolare attenzione agli interventi della Banca Centrale Europea (BCE) e alle politiche dell’Unione Europea.
2020: L’anno dello shock pandemico
Il 2020 si è aperto con uno shock economico senza precedenti causato dalla pandemia di COVID-19. L’economia dell’Eurozona ha subito una contrazione del 6,4%, con il secondo trimestre che ha registrato un crollo del 14,6% su base annua. La disoccupazione ha raggiunto un picco dell’8,6% a luglio, mentre l’inflazione è scesa a un minimo storico dello 0,3%.
In risposta a questa crisi, la BCE ha agito con decisione, lanciando il Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), un programma di acquisto di titoli del valore di 1.850 miliardi di euro. Questo intervento senza precedenti mirava a stabilizzare i mercati finanziari e a garantire condizioni di finanziamento favorevoli per l’economia reale. Parallelamente, la BCE ha mantenuto i tassi di interesse al minimo storico, con il tasso sui depositi al -0,5%.
Sul fronte fiscale, l’Unione Europea ha risposto con il Next Generation EU, un piano di ripresa da 750 miliardi di euro, questo pacchetto, unito alla sospensione del Patto di Stabilità e Crescita, ha permesso agli Stati membri di implementare misure di sostegno nazionali senza precedenti. In media, i paesi europei hanno erogato sostegni diretti pari al 4% del PIL, accompagnati da garanzie statali che hanno raggiunto il 24% del PIL.
2021: L’anno del rimbalzo
Il 2021 ha segnato una forte ripresa economica, con il PIL dell’Eurozona in crescita del 5,3%. Questa ripresa è stata alimentata dalle massicce campagne di vaccinazione, che hanno visto il 68% della popolazione UE completamente vaccinata entro fine anno, permettendo una graduale riapertura delle economie.
La BCE ha mantenuto il PEPP a pieno regime per tutto il 2021, continuando a fornire un sostegno importante all’economia. Nel frattempo, l’UE ha iniziato a erogare i fondi del Next Generation EU, con 53 miliardi di euro distribuiti entro fine anno. Questi stimoli combinati hanno contribuito a un recupero di 3,4 milioni di posti di lavoro e a una crescita della produzione industriale dell’8,8% su base annua.
Tuttavia, verso la fine dell’anno, sono emersi i primi segnali di pressioni inflazionistiche, con l’inflazione che ha raggiunto il 2,6% a dicembre, superando l’obiettivo del 2% della BCE per la prima volta dopo diversi anni.
2022: L’inflazione e la crisi energetica
Il 2022 ha visto l’economia europea affrontare nuove insidie, nonostante una crescita del PIL del 3,5%, l’inflazione è esplosa, raggiungendo un picco del 10,6% in Ottobre. La crisi energetica, esacerbata dalla guerra in Ucraina, ha portato i prezzi dell’energia a salire del 41,5% su base annua.
In risposta a questa situazione, la BCE ha adottato una postura più aggressiva, a Marzo ha posto fine al PEPP e ha iniziato un ciclo di rialzi dei tassi di interesse, portandoli da -0,5% a 2% in soli sei mesi. Questa mossa rapida e decisa mirava a contenere le aspettative inflazionistiche e a prevenire una spirale salari-prezzi.
L’UE ha risposto alla crisi energetica con il piano REPowerEU, un pacchetto da 300 miliardi di euro volto a ridurre la dipendenza energetica dalla Russia e ad accelerare la transizione verde. Inoltre, è stato introdotto un price cap sul gas a 180€/MWh per proteggere i consumatori e le imprese dai picchi estremi dei prezzi energetici.
2023: Tra stagnazione e resilienza
Il 2023 ha visto l’economia europea in una fase di stagnazione, con una crescita stimata dello 0,5%, l’inflazione, pur in calo, è rimasta elevata con una media annua del 5,5%. La BCE ha continuato la sua politica di inasprimento monetario, portando i tassi di interesse al 4% e avviando un processo di Quantitative Tightening, quindi riducendo l’acquisto dei titoli di stato dei paesi UE, questo ha contribuito alla riduzione del proprio bilancio di 60 miliardi di euro.
Queste misure hanno avuto un impatto decisivo sui mercati finanziari e sull’economia reale, il settore immobiliare ha mostrato segni di rallentamento, mentre i costi di finanziamento per imprese e famiglie sono aumentati. Ciononostante, il mercato del lavoro ha mostrato una notevole resilienza, con il tasso di disoccupazione che si è attestato al 6,5%.
L’UE ha continuato a implementare il Recovery Fund, con un focus particolare sulla transizione verde e digitale, il 25% dei fondi è stato allocato a progetti legati all’economia verde, stimolando investimenti in energie rinnovabili e efficienza energetica.
Verso una nuova normalità?
All’inizio del 2024, l’economia europea si trova in una fase delicata, le previsioni indicano una modesta ripresa, con una crescita stimata dell’1,2% per l’Eurozona, mentre secondo gli analisti, l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi intorno al 2,5%, avvicinandosi all’obiettivo della BCE.
La BCE sta ora valutando attentamente la possibilità di un allentamento della politica monetaria, con un primo taglio già effettuato e con l’inflazione in calo e i segnali di rallentamento economico, c’è un dibattito in corso su quando e come iniziare a ridurre pesantemente i tassi di interesse. La sfida per la BCE sarà quella di bilanciare la necessità di riportare l’inflazione stabilmente al 2% con quella di sostenere la crescita economica.
Nel frattempo, l’UE sta accelerando l’implementazione del Green Deal Industrial Plan, che prevede investimenti per 250 miliardi di euro nella transizione ecologica, questo piano mira non solo a raggiungere gli obiettivi climatici, ma anche a stimolare l’innovazione e la competitività dell’industria europea.
La politica economica europea si trova ora di fronte a sfide ardue: da un lato, c’è la necessità di consolidare i progressi fatti nella lotta all’inflazione e di normalizzare la politica monetaria, dall’altro, permangono rischi al ribasso legati alle tensioni geopolitiche, alla fragilità del settore immobiliare e all’elevato debito pubblico, che in media nell’Eurozona si attesta al 90% del PIL.
Il quadriennio 2020-2024 ha ridisegnato il panorama economico europeo, sfidando i modelli tradizionali di ciclo economico, la rapida successione di shock esogeni (esterni al sistema): pandemia, crisi energetica, tensioni geopolitiche – ha evidenziato sia le vulnerabilità che la resilienza del sistema economico europeo. La capacità delle istituzioni europee di adattarsi rapidamente a queste sfide, come dimostrato dalle azioni della BCE e dalle iniziative dell’UE, sarà fondamentale per guidarci verso il futuro. L’Eurozona si trova ad un crocevia: la capacità di bilanciare la stabilità macroeconomica con gli imperativi di innovazione, sostenibilità e coesione sociale determinerà la traiettoria di crescita nei prossimi anni. In questo contesto, la collaborazione tra Stati membri, l’efficacia delle istituzioni europee e la flessibilità delle imprese saranno fondamentali per trasformare le attuali sfide in opportunità di rinnovamento e crescita sostenibile.
