2026: l’anno in cui tutto può cambiare

Sono le 6:47 di un venerdì mattina di gennaio, Sergio, un notaio di Brescia, sta bevendo il suo caffè davanti alla finestra, con il telefono in mano. Scorre le notizie: raid americano in Venezuela, tensioni sulla Groenlandia, dazi che vanno e vengono. Posa la tazza e si chiede la stessa cosa che probabilmente ti stai chiedendo tu: “Ma io, in tutto questo, cosa dovrei fare con i miei soldi?”

È la domanda giusta, perché il 2026 non sarà un anno come gli altri. Il mondo che conoscevamo sta cambiando forma sotto i nostri occhi. Non parlo solo di mercati finanziari, parlo di qualcosa di più profondo: le regole del gioco internazionale che davamo per scontate stanno saltando una dopo l’altra. E quando saltano le regole, chi non ha un piano si ritrova a rincorrere gli eventi invece di anticiparli.

Tutti sappiamo che il 3 gennaio scorso, mentre la maggior parte di noi era ancora in modalità festività, le forze speciali americane hanno condotto un’operazione militare in Venezuela, catturando il presidente Maduro direttamente nella sua residenza di Caracas. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti “gestiranno il Venezuela fino a quando sarà necessario” e che le compagnie petrolifere americane entreranno nel paese per sfruttarne le riserve, le più grandi del pianeta.

Pochi giorni dopo, la scena si è spostata in Europa, l’oggetto del desiderio questa volta è la Groenlandia, quel grosso pezzo di ghiaccio come l’ha definito lo stesso Trump a Davos. Le relazioni transatlantiche sono precipitate al livello più basso mai raggiunto, con il presidente americano che minaccia altri dazi…pare che ci sia stato un pre-accordo tra Usa e Nato per allentare momentanemanente la tensione.

Cosa significa tutto questo per te che stai leggendo? Significa che il 2026 sarà un anno in cui la geopolitica peserà sui tuoi investimenti quanto i bilanci aziendali. L’incertezza ha già contribuito ad alimentare pressioni inflazionistiche e a complicare le decisioni delle banche centrali sui tassi di interesse. Chi non diversifica, chi tiene tutto sul conto corrente o concentrato su pochi titoli, sta giocando una partita molto rischiosa.

Non è tutto scuro, azi, sappiamo che il 2025 ha lasciato eredità sorprendenti. Piazza Affari ha chiuso con un rialzo di oltre il 30%, trainata dal settore bancario, l’Europa nel suo complesso ha battuto Wall Street di quasi sette punti percentuali. Una rotazione verso i titoli value, quelli dell’economia tradizionale, ha favorito i listini del Vecchio Continente rispetto agli indici americani dominati dalla tecnologia.

Gli analisti convergono su uno scenario 2026 di crescita moderata ma non recessiva, ma ci vuole prudenza. Il Fondo Monetario Internazionale prevede un’espansione globale intorno al 3,1% , per l’Italia le stime indicano un PIL attorno all’1% e un’inflazione intorno all’1,5%. Non è entusiasmante, ma nemmeno catastrofico. È quello che gli esperti chiamano un anno più da amministrare che da cavalcare.

L’intelligenza artificiale continuerà a dominare le narrative di mercato, ma con una differenza importante: sta emergendo chi la usa davvero da chi la racconta soltanto. I timori di una bolla stile anni 2000 sembrano eccessivi secondo molti gestori, ma è vero che non tutti i titoli tech sono uguali.

Per l’Italia, l’anno sarà decisivo per il PNRR, che entra nel suo tratto finale, se l’esecuzione andrà bene, i benefici si tradurranno in crescita reale. Il settore bancario, che pesa quasi il 40% del Ftse Mib, dovrebbe mantenere margini sostenibili. Il consolidamento nel settore finanziario resta un tema caldo, con possibili fusioni tra istituti alla ricerca di maggiore efficienza.

Ma la vera notizia, quella che pochi raccontano, riguarda un altro mondo, un mondo che fino a qualche anno fa era riservato solo ai grandi patrimoni e che oggi si sta aprendo anche agli investitori privati: i mercati privati.

I private markets, gli investimenti in aziende non quotate in borsa, stanno diventando una componente sempre più centrale dei portafogli ben costruiti. Gli asset alternativi globali, secondo i maggiori analisti, dovrebbero raggiungere i 30.000 miliardi di dollari entro il 2029, dai 18.000 miliardi del 2024. Una crescita che sta trasformando questo segmento da nicchia per specialisti a pilastro della diversificazione moderna.

Perché questo interesse crescente? Perché quando i mercati quotidiani ballano al ritmo dei tweet presidenziali e delle tensioni geopolitiche, avere una parte del portafoglio investita in asset che non si muovono con le borse tradizionali offre stabilità e rendimenti potenzialmente interessanti.

Il credito privato, le infrastrutture digitali, il private equity su aziende in crescita: sono tutti segmenti che nel 2026 dovrebbero vedere buonissime opportunità. I mercati delle fusioni e acquisizioni si stanno risvegliando dopo anni di stallo, con il valore delle exit già in crescita di oltre l’80% nei primi nove mesi del 2025.

I PIR Alternativi, interessante novità fiscale introdotta nel 2020 per canalizzare il risparmio verso le PMI italiane non quotate, offrono l’esenzione totale dalla tassazione sulle plusvalenze e dall’imposta di successione per chi mantiene l’investimento per almeno cinque anni. Significa che se il tuo investimento raddoppia in dieci anni, quel guadagno è interamente tuo, niente 26% allo Stato.

Naturalmente, i mercati privati non sono per tutti e non sono privi di rischi, l’illiquidità è reale: non puoi vendere domani mattina se cambi idea. Gli orizzonti sono lunghi, tipicamente 7-10 anni e la selezione dei gestori è fondamentale. Ma in un contesto dove la volatilità quotidiana può far perdere il sonno, avere una parte del patrimonio che lavora con calma, lontano dal rumore di fondo, può fare la differenza tra dormire tranquilli e controllare ossessivamente il telefono.

Non basterà più essere investiti per ottenere rendimenti: bisognerà essere investiti nei posti giusti, con la giusta combinazione di asset pubblici e privati, con la pazienza di chi sa che i frutti migliori maturano lontano dai riflettori.

Sergio, il notaio di Brescia, quello con il caffè in mano davanti alla finestra, ha due scelte: può continuare a guardare le notizie con un senso di impotenza, lasciando i suoi risparmi dove sono sempre stati. Oppure può decidere che questo è il momento di costruire un piano vero, uno che tenga conto del mondo che sta cambiando.

Tu, quale scelta farai?

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