Gli errori di professionisti e imprenditori di successo

Il filosofo Francesco Bacone diceva: “ll denaro è un pessimo padrone ma un ottimo servitore” , una massima che trova particolare risonanza nella nostra Italia del 2024, dove secondo l’ultimo rapporto AIPB (Associazione Italiana Private Banking), il 72% tra professionisti e imprenditori, con patrimoni superiori al milione di euro, commette errori sistematici nella gestione della propria ricchezza.

L’Osservatorio sul Private Banking italiano ha recentemente evidenziato come medici, avvocati, notai, ingegneri e imprenditori di successo tendano a replicare modelli comportamentali che, seppur vincenti nel loro ambito professionale, si rivelano inefficaci o addirittura dannosi nella gestione patrimoniale.

Il primo errore, documentato da Banca d’Italia nel rapporto La ricchezza delle famiglie italiane 2023, riguarda la concentrazione del rischio. Il caso di Stefano Pessina, fondatore di Alliance Boots, è emblematico, come ha dichiarato in un’intervista a Forbes Italia: “Ho imparato tardi l’importanza della diversificazione, nei primi vent’anni, ogni risorsa veniva reinvestita nell’azienda, un approccio rischioso che oggi sconsiglio ai giovani imprenditori.”

Il secondo errore emerge dall’analisi di Assogestioni: il 65% dei professionisti con alto reddito mantiene liquidità eccessive sui conti correnti. Con un’inflazione che, secondo Eurostat, ha eroso il 15,3% del potere d’acquisto negli ultimi tre anni, questa apparente prudenza si è tradotta in perdite importanti.

La famiglia Del Vecchio offre un caso studio illuminante sul terzo errore: la mancanza di pianificazione successoria strutturata. Come riportato da Il Sole 24 Ore, le complessità emerse dopo la scomparsa del fondatore di Luxottica e che dopo oltre 2 anni dalla sua morte non sono ancora risolte, hanno evidenziato quanto sia cruciale una governance patrimoniale chiara, anche per i grandissimi patrimoni.

Il quarto errore, documentato dalla ricerca High Net Worth Individuals Behaviors di Deloitte, riguarda la gestione del rischio professionale. Il 58% dei liberi professionisti italiani non ha una struttura societaria adeguata né strumenti di protezione patrimoniale efficaci. La recente vicenda di un noto chirurgo milanese, finito sui giornali per un contenzioso da 15 milioni di euro, evidenzia quanto sia pericolosa questa sottovalutazione.

Il quinto errore, analizzato dal Professor Carlo Alberto Carnevale Maffè della SDA Bocconi, riguarda il time management patrimoniale. In un suo recente studio pubblicato su Economia & Management, Maffè evidenzia come il 78% dei professionisti dedichi meno di due ore al mese alla gestione del proprio patrimonio, contro una media di quaranta ore settimanali alla professione, vuol dire circa 1,25% del proprio tempo lavorativo.

La famiglia Agnelli-Elkann rappresenta un interessante contraltare a questi errori comuni, come documentato nell’ultimo report di Exor, la creazione di una holding di famiglia, la diversificazione internazionale e una governance strutturata hanno permesso di proteggere e far crescere il patrimonio attraverso tre generazioni, anche se su di loro ci sono controversie legali sulla paternità del testamento di Giovanni Agnelli.

Anche Diana Bracco, presidente del Gruppo Bracco, attivo nel settore chimico farmaceutico offre spunti preziosi. In un’intervista a Milano Finanza ha sottolineato: “La vera sfida non è fare soldi, ma preservarli e farli crescere in modo sostenibile. Servono competenze specifiche e una visione di lungo periodo.”

Secondo l’ultimo rapporto McKinsey, Global Wealth Management 2024, i professionisti più accorti stanno adottando un approccio integrato che prevede: separazione tra patrimonio personale e professionale, diversificazione geografica e settoriale degli investimenti, utilizzo di veicoli societari efficienti, pianificazione successoria anticipata e protezione patrimoniale strutturata.

Come ha affermato Ignazio Visco nel suo ultimo intervento da Governatore della Banca d’Italia, alla fine del 2023: “La gestione del patrimonio richiede oggi un approccio professionale quanto quello necessario per costruirlo. L’improvvisazione non è più un’opzione.”

Sicuramente l’auspicio è quello di non volersi focalizzare sulla possibilità di evitare gli errori qui riproposti in toto, ma di aiutare imprenditori e professionisti a riconoscerli tempestivamente e correggerli con l’aiuto di competenze specializzate. Il patrimonio, come la professione, richiede dedizione, strategia e una visione di lungo periodo. Non basta essere eccellenti nel proprio campo per essere anche ottimi gestori della propria ricchezza.

E tu stai adottando già gli accorgimenti qui descritti con il tuo patrimonio? Ti va di parlarne con me? Puoi contattarmi qui, sarò lieto di darti il mio supporto.

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